Il covid-19 e le conseguenti misure restrittive ci hanno sottoposto ad una condizione di estrema difficoltà nella gestione della quotidianità e delle emozioni ad esso connessa. Una condizione così complessa e prolungata nel tempo non puo’ che provocare stati emotivi di difficile gestione che si traducono molto spesso in reazioni di panico, pericolo ed angoscia profonda. E’ evidente che l’attuale stato di quotidianità colloca sotto una lente d’ingrandimento le nostre emozioni, traducendo gli stati mentali e fisiologici in uno stimolo interno o esterno. Le stesse scuotono la nostra condizione, muovono, agiscono, e determinano gli obiettivi. In conseguenza di ciò, molti degli aspetti reali vengono negati e tutto questo comporta una significativa rivisitazione, e riorganizzazione da cui ne consegue una mutazione dei legami, ruoli, relazioni e delle distanze interpersonali.

E’ evidente che non si può cambiare cio’ che si prova, ma si può e si deve cambiare il proprio modo di pensare e di comportarsi, valutando ciò che siamo in grado di mettere in campo e di sperimentare, durante questo periodo che ci ha imposto sicuramente una condizione inaspettata ed improvvisa. Volendo fare una fotografia piu’ nitida dello stato che si vive attualmente emergono   2  possibili effetti :  il caos ed il cambiamentoPer spiegare il caos ci si può riferire a ciò che ha sempre sostenuto James Yorke, padre della teoria del caos, che riassume in una semplice frase l’importanza della sua teoria: “occorre essere preparati a cambiare i piani in qualsiasi momento”. Ciò significa che  ciascuno di noi possiede un grado di tolleranza rispetto all’incertezza, e a partire da una determinata soglia, il nostro cervello entra in “modalità allerta” verso ciò che può accadere. Per meglio chiarire, si può affermare che è molto più rassicurante e tranquillizzante la stabilità, o semplicemente che ci rasserena di più, sapere che due più due fa quattro e che quello che ci circonda e che abbiamo oggi ci sarà anche nel nostro domani, rispetto all’incertezza del “non so cosa accadrà domani”.

Da tutto questo ne deriva uno stato di equilibrio emotivo grazie al quale riusciamo a goderci la vita, tenendo le situazioni sotto controllo. La teoria del caos sancisce dunque che la vita e il suo scorrere non corrispondono all’avanzare ritmico e perfetto di un orologio, ma l’imprevedibile e l’incontrollabile si trovano sempre dentro e attorno a noi e possono in un determinato momento  avviare il processo di cambiamento. Da questa prospettiva è sicuramente possibile sperimentarsi con soluzioni piu’ consone, adeguate ed efficaci. E’ proprio da qui che si può partire per considerare l’emergenza anche come opportunità per il cambiamento, coglierla come l’occasione per sperimentare, e per sperimentarsi con una diversa consapevolezza di noi stessi.

Spesso nel non cambiamento si ha l’attitudine a raccontare e rappresentare gli eventi e le situazioni con i soliti pochi colori. Se al contrario, la crisi, che in questo caso si identifica con l’emergenza covid-19, viene colta come opportunità, ci si misurerà con la possibilità di rappresentare le stesse storie con colori diversi. Se e quando questo processo si verifica, vuol dire che qualcosa dentro di noi si muove e si muove perché si sceglie una strada diversa,  e laddove si sceglie  ci   si   rende liberi. Si deve quindi riflettere e provare a  trarre  beneficio dall’incontro e dall’ascolto di sé stessi, che seppure imposto da questa condizione, può essere promotore di nuove consapevolezze,  scelte, ed orizzonti.

dott.ssa Barbara Barbuto

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